Fulvia Pedroni Farassino
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Una lingua per l’addio - ENGLISH VERSION

di Antonio Prete

Come portare le immagini del sogno nella luce, e nel tempo, della lingua? Come offrire una durata, e una presenza, a quel che è fluttuante, transitorio, inconsistente? Come fare delle ombre, e con le ombre, figure? Il movimento che Fulvia Pedroni Farassino compie nella casa delle apparizioni e delle parvenze –casa interiore, notturna, impalpabile- affronta il fuoco di queste domande. Solo l’attraversamento di queste domande può dare forma al profondo che sale ombroso e insieme luminoso dagli abissi della dimenticanza o dalle regioni di un’assoluta appartenenza e si affida oniricamente a oggetti sostitutivi o analogici, a interni inquietanti o a paesaggi in costante trasformazione. Se la parola può qualche volta accogliere questo movimento del perduto e dell’irreversibile dando ad esso un tempo che è narrazione, evocazione nella narrazione, l’immagine della fotografia può ospitare quel che sale da quell’orizzonte inattingibile dando ad esso forma visibile, cioè luce e figurazione, ritmo e spazio. Ma per attingere a questa esperienza del dire e del rappresentare occorre essere, come lo è Fulvia Farassino, assai prossimi, anzi intimi, a quel che di sé è nascosto e forse illeggibile, occorre affacciarsi su un’interiorità che sa essere interrogazione di sé, e sa scrutare le venature remote dell’esperienza, ma è anche in grado di trattenere il fuggitivo e dare presenza a ciò che è svanito, confidenza a quel che è fatto estraneo. Si tratta insomma di fare della lontananza non una distanza intransitabile ma un invito al costante dialogo con l’assenza. Con questa disposizione, che è poi necessaria a chiunque con sincerità assoluta si muova sul piano delle forme artistiche, Fulvia Farassino costruisce il suo tempo narrativo e iconico. Ed è forte nel suo lavoro l’ ansia di accogliere l’addio in quello che ha di più amaro e insieme di più prezioso: poter trasformare l’assenza in presenza. Una presenza vera perché non concreta, profonda perché non visibile, fortemente propria perché non corporea.
... e proprio le immagini, e la voce, e la musica, come hanno mostrato più volte gli artisti e i poeti, sono la replica –di confidenza, di dolore, di sogno- al perdersi del tempo, e delle persone e delle cose nel tempo. Per questa ragione le scritture e le immagini di Fulvia Farassino si possono chiamare esercizi di invenzione. Nel senso vero dell’ invenire, del ritrovare : un ritrovamento –del perduto, dell’altro, del proprio- lungo un sentiero che da oscuro si fa via via luminoso, come conducesse non verso la soglia dell’addio, ma verso la soglia di un nuovo abbagliante incontro, privo di declino, privo di tempo.

(Estratti da “Sogno in 42 fotogrammi” Edizioni Oreste Genzini e Philippe Daverio – La Biblioteca di Vivarium)

 
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